mercoledì, settembre 24, 2014

Aggiornamenti sui prossimi articoli e situazione attuale

Data la lunghezza dell'ultimo articolo, ho deciso di dare un po' di agio a chi volesse interessarsi all'argomento Mindfulness, prima di passare ai prossimi articoli. 
Attualmente sto prendendo degli appunti sulla psicologia sociale, quindi nei prossimi post si parlerà di questo. 
Si tratta di 30 lezioni circa, in cui proverò a spiegare anche a voi in maniera esaustiva, tutto quello che apprenderò sulla psicologia sociale. 
Chiedo scusa anticipatamente per i "lunghi" tempi che passeranno tra un post e l'altro, ma prima di buttare giù una bozza, voglio informarmi il più possibile circa l'argomento, in modo da offrirvi solamente il meglio. 

Passiamo oltre. Questi giorni sto sentendo tantissimi casi di omicidio, come il caso di omicidio-suicidio del ragazzo che dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, ha deciso di farle provare la sensazione di perdere tutto buttandola dalla finestra di un palazzo, e in seguito seguirla, finendo il tutto con il suicidio. La cosa che mi ha sbalordita è la determinazione e la convinzione con le quali il ragazzo descrive le motivazioni del gesto in una lettera che non lascia dubbi: si tratta di un omicidio-suicidio premeditato. 

Mi piacerebbe molto analizzare la situazione, fare una specie di "autopsia psicologica" del ragazzo, ma attualmente sono ancora nella fase di studio, per cui, non vorrei fare la figura di quella che si mette a parlare di una cosa senza nemmeno conoscerla. Appena avrò finito di studiare almeno il minimo necessario, potrei iniziare a scomporre tutto il puzzle ed esaminare ogni singolo pezzo.

Sì, come ben avete capito, mi piace molto sapere che cosa accade nella nostra psiche. 

Spero continuerete a seguire il blog, con l'entusiasmo di sempre! 

Buona giornata, 
Gabriélle

sabato, settembre 20, 2014

Mindfulness - I due modi di percepire la realtà

Chi mi conosce, sa che adoro imbattermi in articoli interessanti riguardanti la scienza, soprattutto quando questa ha a che fare un po’ anche con la nostra mente. Questi giorni ho scoperto un articolo stimolante che parla dei due modi in cui la nostra mente percepisce la realtà e vorrei condividerlo con voi. In origine l’articolo è stato scritto in lingua rumena, (la mia madrelingua), e poiché ho un po’ di tempo, lo tradurrò in modo che anche voi possiate leggerlo. Posterò alla fine dell’articolo il collegamento all’originale in caso foste interessati.

“Nosce te ipsum” – conosci te stesso – è una sentenza religiosa greca antica ed è una delle più grandi esortazioni dell’antichità. Socrate, così come molti filosofi, artisti e mistici, credeva che “Una vita non esplorata non merita di essere vissuta”. Benjamin Franklin diceva che “Ci sono tre cose veramente dure: l’acciaio, il diamante e conoscere se stessi”. L’invito a conoscere la propria persona in profondità è presente inoltre anche nelle varie religioni del mondo; nel cristianesimo, il termine “vigilanza” indica l’attenzione ai propri pensieri, essendo questa uno stato che sorge “quando la mente sorveglia il cuore e i pensieri che entrano ed escono da essa”.

Nel linguaggio scientifico, la percezione dei propri pensieri, prende il nome di “metacognizione” (ovvero la capacità osservativa ed automodulante dei propri stessi processi cognitivi, Wikipedia). Indifferentemente dal nome sotto il quale il significato viene conosciuto, questo fenomeno gioca un ruolo essenziale nell’esperienza umana, essendo inserito  nelle più grandi opere letterarie e filosofiche.
Per di più, conoscere se stessi è un passo fondamentale che sta alla base di ogni cambiamento che vogliamo attuare. Come possiamo conoscere noi stessi? Negli ultimi anni, la scienza ha fatto grandi progressi in questa direzione, offrendoci una via verso questa meta tanto desiderata.

Come conoscere noi stessi ed il mondo che ci circonda?

Negli anni ’70, gli scienziati del campo della cognizione hanno scoperto che la memoria del lavoro espone un aspetto particolare, che hanno chiamato “funzione esecutiva”, e che si trova sopra tutte le altre funzioni della memoria del lavoro, monitorando il pensiero e distribuendo in modo ottimale le risorse. Le nuove tecnologie apparse alla fine del secolo passato e nel primo decennio del XXI secolo, hanno permesso agli specialisti di approfondire lo studio della memoria, aprendo così la porta di un nuovo campo scientifico intitolato “neuroscienza sociale cognitiva”. Questa nuova scienza si trova all’incrocio tra la neuroscienza cognitiva, che studia il funzionamento del cervello, e la psicologia sociale, che studia il modo in cui le persone interagiscono tra di loro. Prima della scoperta di questo nuovo campo scientifico, gli specialisti in neuroscienze tendevano ad indagare sul modo in cui lavorava un solo cervello, credendo che il sistema nervoso è un’entità isolata ed ignorando l’ambiente sociale nel quale la gente viveva. La neuroscienza sociale cognitiva approfondisce il modo in cui il cervello interagisce con altri cervelli, studiando aspetti come la competizione e la cooperazione, l’empatia, la giustizia e la conoscenza di sé.

Perché questo nuovo campo consente l’approfondimento dell’autoconoscenza? Il motivo è semplice: molte delle regioni cerebrali che il nostro cervello usa per capire l’altra gente, vengono usate allo stesso tempo anche per capire noi stessi. I ricercatori del campo delle neuroscienze sociali cognitive hanno voluto capire meglio questa capacità di penetrare all’interno della propria persona.

Kevin Ochsner, direttore del Laboratorio di Neuroscienze Sociali Cognitive dell’Università Columbia di New York, è uno dei due fondatori di questo nuovo campo scientifico. “Conoscere se stessi è la capacità di uscire dalla posizione del proprio essere e vedersi nella maniera più oggettiva possibile. Tante volte, questa cosa significa adottare la prospettiva di qualcun altro su di noi, immaginandoci di guardarci con gli occhi di un’altra persona. Così, io diventerei la camera, guardandomi e osservando qual è la mia risposta. Avere coscienza di sé, avere una prospettiva della propria persona, è come interagire con un’altra. Questo è un aspetto fondamentale che la neuroscienza sociale cerca di far capire”, spiega Ochsner.

Senza questa facoltà di posizionarsi al di fuori della propria esperienza, ci sarebbe impossibile controllarci e direzionare il nostro comportamento. L’abilità di modificare il nostro atteggiamento in tempo reale, a seconda degli obiettivi e delle situazioni, è quella che ci permette di comportarci da adulti, ed è necessaria per liberare il flusso automatico dell’esperienza e per focalizzare la nostra attenzione. Senza di essa opereremo come un pilota automatico, spinti dall’avidità, paura oppure abitudini.

Il termine tecnico usato da molti specialisti in neuroscienze per identificare questa abilità è “mindfulness” -  consapevolezza totale. La parola inizialmente indicava un antico concetto buddista, mentre oggi è usata dai ricercatori per designare l’esperienza dell’accordare un’attenzione profonda al presente in un modo più aperto. Il termine si riferisce all’idea  di vivere “in presente”, cioè essere coscienti dell’esperienza in tempo reale,  proprio quando questa accade, e di accettare quello che vediamo. Daniel Siegel, uno dei ricercatori che hanno esaminato a fondo questo campo e allo stesso tempo co-direttore di Mindful Awareness Research Center presso UCLA, definisce la “consapevolezza totale” come “nostra abilità di prendersi una pausa prima di reagire, creandosi la possibilità di analizzare più opzioni e scegliere quelle più adatte”. Per gli specialisti in neuroscienze, la  consapevolezza totale non ha niente a che fare con la spiritualità, religione o la meditazione, ma questa è una peculiarità che ognuno di noi ha in una certa misura e la può sviluppare in numerosi modi. È uno stato che possiamo attivare, e più facciamo questo, più tende a diventare un tratto caratteristico della persona.

Kirk Brown, studente presso Virginia Commonwealth University, è uno delle centinaia di ricercatori che oggi studiano la consapevolezza totale. Come studente, Brown ha osservato che alcune persone erano migliori di altre nel rilevamento dei segnali che il proprio corpo dava in seguito al recupero di un problema medicale. Le persone che erano a conoscenza delle proprie esperienze e sentimenti sembravano guarire prima rispetto alle altre. Il termine scientifico che sta ad indicare questa situazione è “sistema interocettivo”. Dato che Brown non ha scoperto nessuna unità di misura per questo tipo di coscienza , ne ha progettato una, chiamata Mindful Awareness Attention Scale (MAAS), che oggi è diventato lo strumento usato per la misura della totale consapevolezza di un individuo.

Brown ha scoperto che ognuno di noi possiede questa capacità di rilevare i segnali che il proprio corpo ci da, però il livello della capacità di riconoscerli cambia da persona a persona. Analizzando i volontari, negli anni, il ricercatore ha scoperto che il punteggio che essi ottenevano ai test MAAS avevano un collegamento diretto con lo stato di salute fisica e mentale di questi, e addirittura con le loro relazioni. “Inizialmente credevo fosse qualcosa di sbagliato con i dati riguardanti i test MAAS, ritenendo che non era possibile un legame tra tutte queste cose, però tutte le indagini che abbiamo fatto da allora non hanno fatto altro che confermarci questa scoperta”, afferma Brown.

Gli studi conseguiti da un altro ricercatore, Jon Kabat-Zinn, direttore e fondatore di Center for Mindfulness in Medicine, Healt Care, and Society, presso l’University of Massachusetts Medical School, hanno evidenziato che le persone guarivano prima da malattie dermatologiche se praticavano il “mindfulness”. Allo stesso tempo, le ricerche effettuate da Mark Williams de l’Università di Oxford hanno dimostrato che allenando la consapevolezza totale, la depressione può essere abbassata del 75%.

La totale consapevolezza, inoltre, aiuta al miglioramento e al mantenimento della salute, cosa confermata da questi studi. I ricercatori però si sono chiesti se si tratta solamente di una riduzione dello stress oppure se esiste un’altra spiegazione. Per rispondere a questa domanda, il Dott. Yi-Yuan Tang, uno tra i più importanti  specialisti in neuroscienze della Cina, nel 2007 ha effettuato uno studio. Egli ha voluto verificare se “mindfulness” è solamente una forma di allenamento al rilassamento oppure se i suoi effetti sono dovuti ad un altro meccanismo. Con questo scopo, 40 volontari hanno seguito un corso durato 5 giorni, nel quale dedicavano 20 minuti al giorno ad una tecnica mindfulness. Allo stesso tempo, altri volontari dedicavano 5 giorni all’apprendimento di una tecnica di rilassamento. “Dopo solamente cinque giorni di allenamento si registravano differenze considerabili tra i due gruppi”, spiega Tang. I test della saliva evidenziavano che i volontari che avevano imparato le tecniche della totale consapevolezza presentavano un sistema immunitario più forte e un livello più basso di cortisone. Questi risultati suggeriscono che mindfulness è molto più di un metodo di rilassamento. Cos’è allora, e perché ha un impatto così considerabile su molti aspetti della vita? La risposta potrebbe darcela uno studio del 2007.


I due modi di percepire il mondo

Uno studio realizzato da Norman Farb insieme ai suoi colleghi dell’Università di Toronto ha offerto una nuova prospettiva sulla  coscienza. Per capire appieno l’importanza di questo studio è necessario comprendere una cosa essenziale di noi stessi.

Ognuno di noi, alla nascita, ha la capacità di creare dentro alla mente rappresentazioni interne del mondo esteriore, che vengono chiamate mappe, reti o circuiti. Queste mappe si sviluppano a seconda delle cose alle quali diamo attenzione col tempo. Così, un avvocato ha mappe per migliaia di processi, un Bushman del Kalahari ha mappe mentali per quanto riguarda la scoperta dell’acqua, ed una mamma che ha partorito il terzo figlio ha mappe mentali su come convincere i bambini ad andare a letto.

Quindi, siamo dotati sin dalla nascita di questa abilità che ci permette di sviluppare automaticamente alcune mappe, come quella dell’odorato.

Farb ha ideato assieme ad altri sei compagni un metodo con il quale studiare il modo in cui le persone vivono ogni istante. Essi hanno scoperto che le persone hanno due modi distinti di interagire con il mondo circostante e che usano differenti insiemi di mappe. Un insieme implica una regione chiamata “rete neurale standard” oppure “pensiero di default”, che implica la corteccia mediale prefrontale e regioni associate alla memoria, come l’ippocampo. Questa rete viene definita “standard” , poiché diventa attiva quando non succede niente di importante e pensiamo a noi stessi. Ad esempio, quando d’estate siete sulla riva di un lago con una birra in mano, e il vento alita leggermente tra i capelli, scoprirete che al posto di apprezzare la bella giornata penserete a quello che vorreste cucinare per cena. Questo tipo di pensieri rappresentano la rete standard in azione, ed è implicata nella pianificazione, nel sognare ad occhi aperti e nell’essere saggi.

Questa rete standard si attiva quando pensate a voi stessi o ad altre persone, dando origine ad una “storia” nella quale i personaggi interagiscono in base ad una narrazione. Il cervello immagazzina un volume enorme di informazioni sugli avvenimenti personali e su quelli delle altre persone. Quando la rete standard è attiva, pensate al vostro passato e futuro e a tutte le persone che conoscete, compresi voi stessi, e al modo in cui si tesse tutta queste rete in un’enorme arazzo. Nel suo studio, Farb chiama questa rete “circuito narrativo della memoria”.

Quando percepite il mondo usando il circuito narrativo, accumulate informazioni proveniente dall’esterno, e le processate tramite un filtro, per capire che cosa significa ogni singola cosa, dopodiché aggiungete le interpretazioni personali. In questa maniera, quando vi trovate sulla riva di un lago e avvertite una fresca brezza, non la percepite oggettivamente, bensì come un segnale che l’estate finirà presto, e che probabilmente vi farà pensare alla stazione sciistica nella quale andate d’inverno e che presto dovrete lavare la tuta da sci.

La rete standard è attiva nella maggior parte dei momenti in cui siete svegli e non necessita molto sforzo per usarla. Essa è utile, però non è ideale limitare la visione del mondo solamente tramite questa.

Lo studio di Farb evidenzia un’altra via completamente diversa di percepire l’esperienza. Gli scienziati la chiamano “esperienza diretta”. Quando questa è in funzione si intensifica l’attività di più zone cerebrali. Tra queste anche l’isola, una regione che ha a che fare con la percezione delle sensazioni corporee. In questo caso si attiva la corteccia cingolata anteriore (ACC), una regione che svolge il compito chiave nel rilevamento degli errori e nella commutazione dell’attenzione. Quando la rete dell’esperienza diretta si attiva non penserete più al passato e al futuro, alla propria persona o ad altre; anzi, non penserete più a niente. Non fate altro che riconoscere in tempo reale l’informazione che vi arriva tramite i sensi. Stando sulla riva di questo lago, la vostra attenzione è concentrata sul calore del sole che sentite sulla pelle, sulla fresca brezza e su quella della birra fredda che tenete in mano.

Tramite più studi è stato scoperto che questi due circuiti, quello narrativo della memoria e quello dell’esperienza diretta, presentano un rapporto inverso. In altre parole, se mentre lavate i piatti pensate ad una riunione alla quale dovete partecipare, ci sono grandi possibilità di non accorgervi di un bicchiere rotto e di procurarvi una ferita, perché la mappa cerebrale associata alla percezione visuale è meno attiva quando è in funzione quella narrativa della memoria. Così, vediamo, udiamo, odoriamo e sentiamo meno cose quando siamo persi nei pensieri (nemmeno la birra ha un gusto buono quando siamo in questa condizione). Il meccanismo lavora anche inversamente, così che l’attivazione del circuito narrativo è attenuata quando ci concentriamo sulle informazioni percepite tramite i sensi. Questa cosa spiega il perché del fatto che quando siamo stressati ci rilassiamo se respiriamo profondamente e ci focalizziamo sul momento presente.

Perché quindi è così importante essere consapevoli dell’esistenza dei due circuiti distinti della percezione del mondo? Nella ricerca effettuata da Farb si è scoperto che le persone che praticavano la differenziazione tra la via narrativa e quella dell’esperienza diretta (ad esempio le persone che meditavano regolarmente), presentavano una diversità più evidenziata tra i due circuiti. Queste persone sapevano quale circuito è stato usato in tempo reale e riuscivano a passare dall’uno all’altro con più facilità. Invece, le persone che non avevano praticato la differenziazione tra i due circuiti tendevano ad usare in modo automatico il modo narrativo.

Uno studio effettuato da Kirk Brown ha scoperto che le persone che ottenevano un punteggio più alto sulla scala MAAS erano più consapevoli dei propri processi subcoscienti. Per di più, queste presentavano un controllo cognitivo maggiore, avendo una più grande capacità nel controllare quello che facevano e dicevano rispetto a quelle persone che avevano ottenuto un punteggio minore. Nel caso dell’esempio che sta sopra, se siete una persona cosciente, allora quando vi trovate sulla riva del lago avete più possibilità di rendervi conto che state sottovalutando una bella giornata pensando a quello che mangerete a cena, e quindi riuscireste a riportare l’attenzione sul calore del sole. Quando vi orientate di nuovo l’attenzione, cambiate anche il modo di funzionamento del cervello, e questa cosa può avere un impatto a lungo termine su di questo.

Daniel Siegel spiega questo fenomeno: “Con l’ottenimento di una concentrazione stabile e raffinata sulla mente stessa, certi percorsi cerebrali indifferenziati in passato, diventano rilevabili e poi addirittura modificabili. Questo è il metodo con il qualche possiamo usare la concentrazione mentale per cambiare funzione e, infine, anche la struttura stessa del cervello”. Di conseguenza, con l’attivazione del circuito dell’esperienza diretta, percepiamo più informazioni sul proprio stato mentale e ci permette di scegliere in che direzione spingere l’attenzione.
“Capendo il proprio cervello, aumentiamo la capacità di cambiarlo”, spiega David Rock, l’autore del libro “Your Brain at Work”, nel quale si spiega che “più cose osserviamo sulla propria esperienza, più abbiamo l’opportunità di essere coscienti. Non c’è bisogno di meditare sulla cima di una montagna per diventare più consapevoli, possiamo fare questa cosa anche mentre lavoriamo”. 

Come possiamo applicare queste scoperte nella vita d’ogni giorno?

John Teasdale, uno tra i più importanti ricercatori che hanno studiato il fenomeno mindfulness, afferma che questa forma di totale consapevolezza “è un’abitudine, una cosa che più facciamo, più diventa facile”. Teasdale aggiunge anche il fatto che “è un’abilità che può essere imparata accedendo a qualcosa di cui siamo già in possesso. La totale consapevolezza non è difficile da ottenere però è più faticoso ricordarsi di farla”.

Il metodo più semplice per ricordarci questo è avere abilità nella memoria recente. Se praticheremo in modo ripetuto il metodo mindfulness, esso sarà più semplice da usare. Gli studi mostrano che le persone che praticano in modo costante questa disciplina registrano cambiamenti cerebrali; esattamente, le zone della corteccia associata al controllo cognitivo e del cambiamento dell’attenzione, diventano più grandi.

Come possiamo allenare questa abilità? David Rock offre la risposta nel libro “Your Brain at Work”: “La cosa più importante è praticare la concentrazione su uno stimolo diretto e fare questa cosa il più spesso possibile. È utile beneficiare di un flusso così ricco, perché è più facile essere attenti alla sensazione del piede sul pavimento che non alla sensazione di un solo dito appoggiato su quest’ultimo. Potete allenare questa capacità quasi sempre, quando mangiate, camminate o parlate, senza il bisogno di meditare ed essere attenti alla respirazione”. Oltre a ciò, Rock sottolinea che è importante integrare questa esercitazione nel ritmo della propria vita. “Mia moglie ed io abbiamo creato un rituale che dura 10 secondi prima di cenare con i bambini, e che comporta accordare tutti quanti la totale attenzione al respiro durante i tre cicli prima di mangiare”.

Negli ultimi anni, le ricerche hanno scoperto sempre più benefici resi dalla consapevolezza totale. Gli scienziati sono venuti a sapere che la meditazione mindfulness riduce l’ansietà e la depressione, attenua la sensazione di dolore e protegge dall’infarto. Tra i più rispettati psicologi degli Stati Uniti, troviamo anche Michael Posner, colui che ha scopeto che la meditazione mindfulness aiuta il miglioramento delle abilità cognitive, quello della stimolazione dell’attenzione, l’ampliamento della memoria del lavoro e il miglioramento dell’intelligenza fluida. Tra questi benefici identificati recentemente troviamo anche l’abbassamento delle infiammazioni croniche, la riduzione degli sintomi da stress tra gli studenti, il miglioramento nei risultati scolastici e una scelta migliore nelle decisioni. Quindi, la scienza sembra confermare quello che già sapevano i saggi di millenni fa: conoscere se stessi è essenziale per una vita sana e piena di realizzazioni. Inoltre, la scienza di oggi ci offre anche gli strumenti con i quali capire la propria persona, avendo così l’opportunità di fare progressi.

La scelta di usare tutto ciò, ci appartiene.




Atre fonti e riferimenti a libri e/o studi:

mercoledì, settembre 17, 2014

Eleganza ed equilibrio nella società

Dopo una lunga assenza, ho deciso di ritornare a scrivere sul blog. Forse dovrei essere un po' più costante, ma spero che, anche se non molto frequenti, i miei articoli possano interessare la maggior parte di voi. 
Come ben sapete, questo blog è stato aperto con l'intento di una linea lifestyle, però credo che ormai il web sia pieno di blog che parlano di come vestirsi al sabato sera e su come arredare il soggiorno. Certo, per carità, piace a tutti stare attenti a queste cose, ma in fin dei conti non sono delle priorità assolute nella nostra vita. 

Ed eccomi, che con la parola priorità, mi butto nell'anima dell'articolo che avevo intenzione di scrivere. 
La domanda che spesso mi pongo, è: quali sono le mie priorità?  
Bene, diciamo che superficialmente parlando, le nostre priorità cambiano molto spesso a seconda della situazione economica e/o sociale in cui ci troviamo. Ma cosa succede quando la prima priorità è il mondo in cui vivi? Che cosa puoi fare per migliorare la situazione attorno a te? E' una domanda abbastanza semplice, ma molto complessa allo stesso tempo, e forse tanti per qualche ragione sicuramente valida, non hanno nemmeno il tempo di farsela. 

Io sono dell'idea che la priorità dovrebbe essere data all'ordine sociale. Se prendiamo un vocabolario e cerchiamo nella voce sociale, il significato di ordine sociale troviamo pressappoco questa definizione: condizione di una società caratterizzata dall'assenza di conflitti che possano comprometterne l'equilibrio. Fino a qui ci siamo. Penso che abbiate capito il significato che, è così lontano dalla situazione attuale del mondo. 

Ora prendiamo in esame la parola equilibrio e vediamo il suo significato. 
Prima di tutto bisogna sapere che tutto quello che noi conosciamo è un equilibrio; non a caso si parla di questo in fisica, biologia, chimica, e così via. Però generalmente, l'equilibrio è una condizione di stabilità in cui non ci sono eccedenze di alcun tipo. Il nostro corpo, la natura, il Sistema Solare, tutto; ogni cosa per esistere ha bisogno di un'altra, creando così un equilibrio, una stabilità. 
Ma la nostra mente ha davvero bisogno di un equilibrio? C'è qualcosa che regola le nostre scelte ed il nostro stile di vita? Qual è la nostra vera natura? 
A guardarci attorno sembra che l'uomo sia di natura autodistruttiva, in quanto spinto dall'istinto primordiale di sopravvivenza, autoaffermazione e autoconservazione. Al giorno d'oggi, l'uomo tende ad essere troppo egoista, applicando questi tre istinti fuori dall'equilibrio che la natura segue. Ormai, non si tratta della sopravvivenza di un singolo individuo, ma di una società piena di eccessi. 

Stiamo parlando di psicologia sociale. Cos'è la psicologia sociale? Non è altro che una disciplina che spiega il comportamento umano visto come una funzione dell'interazione della persona e l'ambiente. 
L'essere umano è conformista per natura, aiutandosi così a non cacciarsi in conflitti, tendendo ad adeguarsi alle idee delle persone più convincenti. Ma torniamo alla domanda di prima: c'è qualcosa che regola le nostre scelte ed il nostro stile di vita? Secondo me, sì. L'esempio più banale è il classico leader politico che tiene un discorso e che, non importa ciò che lui dirà, ma il modo in cui lo farà, il tono di voce che userà e quel gesticolare con le mani (Sapevate che solitamente, durante un discorso, chi gesticolando con le mani tende a mostrare i palmi, è una persona che si sente in colpa ed ha la coscienza sporca?), le pubblicità accompagnate da colori e suoni che stimolano la nostra voglia di fare una determinata cosa oppure acquistare un determinato prodotto, etc.. 
La società, le multinazionali, le potenze economiche del mondo, non fanno altro che una gara al più forte, a chi guadagna di più, a chi ha più "schiavi". 

Può l'eleganza riportare l'equilibrio nel nostro mondo? Ecco, è questa la domanda principale, quella per cui siamo arrivati fino a qui. Molti, spacciano l'eleganza come unicamente modo di vestire con gusto e raffinatezza, però questa sta a definire anche i comportamenti raffinati. Un comportamento raffinato corrisponde anche al bon ton, che questo a sua volta definisce il codice del comportamento sociale. 
Se ogni persona iniziasse ad avere un po' più di rispetto per il proprio benessere e per quello degli altri, sicuramente il mondo andrebbe ripristinato all'equilibrio dell'ordine sociale. 
Però c'è poca speranza: i genitori sono sempre meno responsabili dei propri figli, li accontentano in tutto e per tutto, facendo sembrare la situazione una guerra tra chi compra l'iPhone per primo al proprio figlio. Genitori che si fanno ricattare, mettendo su un piedistallo d'oro quei piccoli mocciosetti che un giorno saranno il futuro del nostro mondo. 

giovedì, gennaio 16, 2014

Conoscere se stessi, accettarsi ed essere memorabili, la mia guida.

Ciao ragazze! Questa mattina mentre stavo iniziando il mio rituale di ricollegamento con il mondo reale, stavo pensando di condividere con voi la mia (quasi) facile guida per accettare se stessi e smettere di deprimersi quando si sfoglia un giornale di moda. E' una cosa che ho imparato a mie spese e con l'aiuto di altre persone, e che mi aiuta moltissimo. Le regole sono queste:

1. INIZIA A CONOSCERE TE STESSA
Guardati allo specchio nella maniera più sincera, e renditi conto di quanto tu sia bella. Trova i tuoi punti forti e punta su di loro. Lo specchio non deve essere il tuo nemico.
2. ACCETTATI COSI' COME SEI
Ora che hai trovato i tuoi punti forti, devi capire che nessuno è perfetto e che tutti abbiamo dei difetti, se così si possono chiamare. C'è chi vorrebbe un paio di centimetri d'altezza in più, chi vorrebbe il naso un po' più piccolo, chi non va d'accordo con il suo lato B etc. Non bisogna aspettarsi che andando a letto alla sera e svegliandosi al mattino sarà tutto perfetto come voi avete sempre desiderato. Per certe cose si devono fare un po' di sacrifici.
3. NON PARAGONARTI CON ALTRA GENTE
Ed è questo il punto fondamentale! Spesso anche se non ci rendiamo conto, tendiamo a metterci in paragone con gli altri ed è proprio questo l'errore più grande che si possa fare. Prendiamo come esempio un giornale di moda. Sfogliandolo troverai tante modelle dal fisico "quasi" invidiabile e questo potrà demoralizzarti. Ma devi assolutamente capire che non puoi paragonarti con il meglio di qualcun altro.
4. VESTITI ADEGUATAMENTE
Per farla breve vi faccio un esempio banale, senza tanti giri di parole: secondo voi il vestito che Jennifer Lopez indossava agli Golden Globes è adatto anche ad una tipa taglia 40? Oppure ad una con le spalle un po' più larghe? Secondo me no, poi non è che parlo da esperta modaiola, ma da semplice ragazza un po' realista su queste cose. Qui ritorna il punto n°3. Non metterti mai in paragone con il meglio degli altri e ricordati che ogni corpo segue linee diverse.










5. SII MEMORABILE
Questo non vuol dire che devi essere eccentrica, oppure indossare capi super estroversi. Ogni occasione ha il suo dress code. Se non sai cosa scegliere, prova a informarti oppure resta sul classico.
6. L'ATTITUDINE
L'attitudine è tutto. Devi essere sempre sicura di quello che stai indossando in modo da essere a tuo agio e risultare una persona sicura di se. In genere sono questo tipo di persone che lasciano la traccia.

Detto questo, spero che le 6 regolette siano utili a chi ne ha bisogno!

Baci,
Gabriélle.





lunedì, gennaio 13, 2014

La differenza tra una Donna ed una donna.

Bene carissimi, sono pronta a scrivere il prossimo post. E' un argomento che mi sta parecchio a cuore. Molto spesso si vede in Internet come certe persone possano degnare dell'appellativo DONNA certe sgorbiette da due soldi, spuntate in televisione come da un simpatico ovetto di cioccolato. Ma non quello di marca tipo Kinder. No! Quelli che trovi vicino alla cassa dei grandi discount. Ora, capitemi. Non voglio fare nomi, perché non si sa mai nella vita, ma voglio dire anche a voi quanto io sia schifata di questa situazione e della poca eleganza delle persone che non sanno qual è la differenza tra una Donna ed un semplice essere umano che in mezzo alle gambe non ha il pisello ma la patata.
Sappiamo tutti quanti che praticamente tutte le soubrette o showgirl o come cazzo le volete chiamare, sono arrivate la dove sono a forza di leccare schifosi e rugosi cazzi di chissà che produttore. Ecco, questo era il primo esempio di una donna con la "d" minuscola. Forse chiamarla donna è troppo.
Invece, una Donna (con la D maiuscola), metterebbe al primo posto l'orgoglio e la dignità. Personalmente mi vien difficile credere che una persona sana di mente e di buoni intenti possa fare una cosa come quella descritta sopra, per un po' di attenzione da parte dei media. Ma è tutto equamente proporzionato: fama=media=soldi.
Poi a tutte le Donne mamme in difficoltà economica prendete esempio dalla tipa che recentemente ha fatto un calendario nuda urlando a destra e a sinistra che non è volgare bensì artistico. Siete rimaste a corto di latte in polvere e omogenizzati? No problem, potete recuperare così! Ma il punto è che sta mignotta ha anche ammesso che lo ha fatto per sua figlia. Ma bella babbea che non sei altro: sei Fica, sposati uno ricco e furbo e sei apposto. Magari ci metti una bella pietra sopra al tuo passato ormai macchiato dall'etichetta bagascia. Andiamo, ok, una mamma farebbe di tutto per il proprio figlio, ma sono quasi certa, che una Donna, questo mai!
Potrei continuare per altre tante pagine però sinceramente, quando parlo di queste cose mi sale un po' la voglia di ripassare il Vangelo.
Buona sigaretta anche a voi.
Gabri

giovedì, ottobre 24, 2013

gente stupida.

Carissimi,
più il tempo passa, più mi chiedo se la gente è stupida e non ha niente da fare oppure se è talmente repressa che sfoga la propria frustrazione sugli altri. Nella maggior parte dei casi, credo convintamente si tratti della seconda opzione. Ma non nella gente che conosco io, in maniera assolutamente casuale. Mi piacerebbe ogni tanto fare un applauso a queste oche giulive, maschi e femmine, tutti insieme felicemente. Ogni tanto però, mi chiedo se la stupida sono io, che magari non so parlare, non  mi so esprimere, ma sbatto ogni volta contro le stesse risposte impreparate di gente occlusa da quello che la società vuole.
Nel mondo, ci sono cose giuste e cose sbagliate, cose che vanno contro l'etica morale. Ma cosa succede quando la società cambia il tuo modo di pensare? Le opzioni sono due: diventi la persona che nessuno vorrebbe attorno oppure ti aggreghi in un branco di persone dalla capacità intellettuale molto scarsa.
Questo discorso non ha alcun senso, lo so, non segue alcuna scaletta, ma il caos crea questo effetto.
Si dice che "chi ha il pane non ha i denti, e chi ha i denti non ha il pane". Non c'è cosa più fastidiosa dei lamenti di chi ha già tutto ma è insoddisfatto e vuole di più. Un esempio banale, dato il periodo che stiamo attraversando, è il lavoro. Personalmente farei il baciamano se avessi un lavoro, invece di schiamazzare per motivi futili. "Ah, beh, sì, tu non lavori, che cavolo ne sai!" Intanto dammi un lavoro, poi ne riparleremo.
Poi, quella gente fastidiosa, che ti rimprovera il tuo status lavorativo. Maaa... che colpa ho io se ho 21 anni e quando non c'era la crisi ero ancora minorenne? Non so se mi spiego. "Io qua... io la, io lavoravo [...]" Eh, cari miei, non bisogna giudicare mai la gente, perchè non tutti partono in vantaggio, o comunque con le stesse conoscenze. E conoscenze, non quelle intellettuali, ma quelle persone che mettono la buona parola togliendo il merito a qualcuno di competente. Poi, sempre grazie a questi raccomandati, c'è gente che non riesce a fare esperienza, e da qui è tutto un ciclo che si ripete all'infinito.
Conclusione? Nessuna. Oh, beh. Una sì. Conosco troppe persone geneticamente incapaci di usare il proprio cervello.

giovedì, ottobre 03, 2013

Superficialmente me.

"Sempre troppo seria." E' la frase che mi sento dire spesso da mia madre. "Sei sempre troppo seria nelle foto, sempre troppo seria con l'abbigliamento, dovresti vestirti come tutte le ragazze della tua età, osa ogni tanto." Beh, cara mamma, non so come spiegartelo, ma iniziare a seguire tutte ste stupide mode mi priverebbe della mia identità, del guscio dal quale sono uscita e che conservo così gelosamente. 
Così, mi sono decisa di scrivere questo post, e fare un elenco delle cose a cui non potrei mai rinunciare; e perché no, anche una piccola wishlist. 
Non sono il genere di ragazza che ogni volta che esce di casa deve essere truccata alla perfezione, che è sempre vestita come per un galà. Nella vita di tutti i giorni mi piace essere semplice, "terra terra" come tanti usano dire. Ma preferisco essere così, e riservare le cose più vanitose per altre occasioni, per stupire. 

Il mio stile è classico, non adoro le cose troppo estroverse in materia d'abbigliamento e accessori. Il mio outfit preferito è composto da un paio di jeans/pantaloni skinny, magliette à la marinière e per quelle giornate un po' mosse dal vento ci aggiungo un blazer. Mi piace giocare così, perchè abbinando un paio di scarpe sportive divento casual, mentre aggiungendo un paio di tacchi diventa tutta un'altra cosa. Se dovessi scegliere una casa di moda che rispecchia di più questo stile, sceglierei senz'altro Tommy Hilfiger. Tutto rigorosamente bianco, rosso, blu e colori neutri. 


Ok, nella vita di tutti i giorni potreste trovarmi vestita così, ma nelle occasioni speciali? Beh, lì va a seconda della situazione, della stagione, di come mi sento. Anche li però scelgo i colori neutri, ma cambia tutto. Gradisco i vestiti lunghi, composti da "corsetto" e linee morbide che scendono da sopra i fianchi. Adoro anche i vestiti che hanno una lunghezza media arrivando sopra al ginocchio. Quelli però li voglio stretti, che seguono la linea del corpo, in quanto ho i fianchi che sembrano due portaerei, e dovete credermi, preferisco evidenziarli che nasconderli. 

Credo che farò una piccola pausa, non voglio che l'articolo sia troppo lungo, per cui la parte make up ed accessori arriverà in un secondo momento.

Baci, 
Gabriélle

Sii una diva.


Ho deciso. Non lascerò che quest'oggi passi come ieri. 
Un risveglio intenso, un po' fastidioso e noncurante. 
Ho passato quasi due ore a girare random in Internet, cercando qualcosa di interessante, ma niente ha colpito la mia attenzione. Per cui, devo darmi da fare. 
Mi aspetta una luuunga doccia bollente, un'ora dedicata solo a me stessa. 
Un po' di cure amorevoli sono meglio di qualsiasi psicologo.
L'atmosfera la fuori è ancora grigia e fredda, e ciò non fa altro che aumentare la mia tentazione di rimanere nel mio pigiama antistupro e buttarmi a letto a guardare cazzate in TV. 
Le mie gambe sono ancora di "gelatina". Ieri mi sono fatta parecchi chilometri in bicicletta, mi serviva un po' d'aria fresca nei polmoni ormai marci di fumo. 
Vorrei andare dal parrucchiere, dovrei decolorare anche la ricrescita, anche se quest'effetto rude mi piace un casino. E poi, dovrei resistere. La voglia di prendere la macchinetta e rasarmi mi assale ogni volta che mi guardo allo specchio, ma sto giro voglio farli arrivare fino al mento. Non per estetica, ma non voglio avere quelle fitte da freddo quest'inverno. 
Oggi voglio essere grande, figa e importante. Proverò a trasformare questo ranocchio in una bel bocconcino. 
Facciamo finta, almeno per un giorno, di essere delle vere dive. 
Ogni tanto ce lo meritiamo.

Baci, 
Gabriélle

mercoledì, ottobre 02, 2013

Introduzione alla psicoanalisi, lezione 2 - parte 1 Gli atti mancati

LEZIONE 2 – PARTE 1

Per iniziare la seconda lezione, e soprattutto per comprendere meglio la psicoanalisi, Freud non usa un presupposto, bensì inizia una specie di indagine su alcuni fenomeni molto frequenti e conosciuti, ai quali ci facciamo poco caso. Questi fenomeni non hanno niente a che fare con le malattie, in quanto si possono osservare in ogni persona sana. Si tratta dei cosiddetti “atti mancati”. Vediamo subito degli esempi.
LAPSUS VERBALE -  Si presenta quando si vuole dire una cosa e al suo posto se ne dice un’altra;
LAPSUS DI LETTERA - Si presenta quando si vuole scrivere una cosa e al suo posto se ne scrive un’altra, oppure quando si legge in un foglio stampato o un manoscritto qualcosa di diverso da quello che vi è scritto;
LAPSUS DI ASCOLTO - Si presenta quando si ode in modo errato qualcosa che viene detto;

Altri fenomeni del genere hanno come base una dimenticanza temporanea, ossia quando non si ricorda un nome che si riconosce regolarmente oppure quando si dimentica di attuare un proposito si cui più tardi ci si ricorda, quindi dimenticato solo per un determinato momento.

Una terza serie di fenomeni vengono connessi a determinati errori che dipendono in parte dalla temporaneità, ad esempio: quando per un certo periodo si crede qualcosa che prima o poi scopriamo differente, oppure quando si tratta di smarrire/perdere un oggetto.

Questi fenomeni sono quasi tutti irrilevanti; nella maggior parte dei casi sono privi di significato per la vita degli uomini. Solo raramente, uno di essi, come appunto la perdita di un oggetto, assume una certa importanza. E’ proprio per questo che gli atti mancati suscitano così poca attenzione.

Nella psicoanalisi la materia di osservazione di solito è costituita dai fatti poco appariscenti che le altre scienze mettono da parte, catalogando come troppo insignificanti. Certo, ci si potrebbe dedicare allo studio di argomenti più rilevanti che potrebbero risolvere grandi problemi, però non bisogna confondere la vastità dei problemi con la vistosità degli indizi. Ci sono cose importantissime che in determinate condizioni e in determinati momenti possono tradirsi tramite indizi lievi. Un semplice esempio: da quali minuscoli indizi si deduce di aver acquistato la simpatia di una persona? Di certo non ci si aspetta un’esplicita dichiarazione d’amore, “ma basta uno sguardo che altri difficilmente noterebbero, un movimento fugace, il prolungarsi per un secondo di una stretta di mano”.


Non sottovalutiamo quindi i piccoli indizi perché forse a partire da essi sarà possibile trovarsi sulle tracce di qualcosa di più grande. Quando si apre un’indagine, e se lo si fa senza ipotesi o aspettative preconcette, se si ha fortuna, anche da un lavoro così privo di pretese può avere origine l’appiglio allo studio dei grandi problemi, e questo grazie al collegamento che unisce tutto con tutto, anche il piccolo col grande.

venerdì, settembre 27, 2013

Freud, Introduzione alla psicoanalisi, lezione 1


Nell'introduzione alla psicoanalisi, Freud parte dal presupposto che noi siamo delle persone nuove nel campo, per cui ci tratta come se avessimo bisogno di una prima informazione riguardante la psicoanalisi.


Per capire meglio il concetto, ci viene fatto subito un esempio:

  1. In altri ambiti, come la medicina, quando ad un malato viene sottoposta una nuova tecnica medica, è comune svalutare al paziente gli inconvenienti e rassicurarlo con promesse circa i risultati del trattamento, a scopo di aumentare le probabilità di successo.
  2. Quando però in trattamento psicoanalitico si prende un nevrotico, le cose vanno diversamente. Gli vengono esposti la difficoltà del metodo, la lunga durata, gli sforzi e i sacrifici che si dovranno pagare, e per quanto spetti i risultati gli viene detto che non ci sono promesse certe e che il tutto dipende dal suo comportamento, dalla sua comprensione, docilità e stabilità.


Il metodo di insegnamento nella psicoanalisi è però un po' più complicato a differenza della medicina in cui si è abituati a vedere il paziente con con tutti i suoi sintomi, in quanto nella psicoanalisi "[...] non si procede a nient'altro che a uno scambio di parole tra l'analizzato e il medico. Il paziente parla, racconta di esperienze passate e di impressioni presenti, si lamenta, ammette i propri desideri e impulsi emotivi. Il medico ascolta, cerca di dare un indirizzo ai processi di pensiero del paziente, lo esorta, sospinge la sua attenzione verso determinate direzioni, gli fornisce alcuni chiarimenti e osserva le reazioni di comprensione o di rifiuto che in tal modo suscita nel malato." 

" Originariamente le parole erano magie e, ancora oggi, la parola ha conservato molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice l'altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l'insegnante trasmette il suo sapere agli allievi, con le parole l'oratore trascina con sé l'uditorio e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo comune con il quale gli uomini si influenzano tra loro. "

Quindi, nella psicoanalisi, non va sottovalutato l'uso delle parole, e bisogna essere soddisfatti se ci viene data l'opportunità di ascoltare le parole che si scambiano l'analista e il suo paziente. Ora sembra tutto più facile, ma nemmeno questo ci è possibile in quanto il trattamento psicoanalitico non ammette ascoltatori e non si presta a dimostrazioni. Si potrebbe esporre un paziente agli studenti, ma non saranno possibili conclusioni in quanto, quest'ultimo, non potrà fare altro che esporre i suoi sintomi e le sue pene. C'è bisogno di un legame emotivo con l'analista affinché il paziente possa parlare della sua parte intima. Non potendo quindi assistere ad un trattamento psicoanalitico possiamo solo sentirne parlare e farne conoscenza per "sentito dire". La formazione di un giudizio dipende dalla fiducia che prestiamo all'informatore.

" Ora avete il diritto di domandare: se non esiste alcuna convalida oggettiva della psicoanalisi e alcuna possibilità di dimostrarne l'attendibilità, come si può mai apprenderla e convincersi della verità delle sue affermazioni? "

Per imparare al meglio la psicoanalisi bisogna iniziare uno studio della propria personalità. Non si parla di auto-osservazione, ma in caso di necessità si può far ricorso. Perchè? C'è una serie di fenomeni psichici molto comuni e noti universalmente che possono essere fatti oggetto di analisi in noi stessi. Anche questa via però ha i suoi limiti, e in questo caso si va avanti in fretta se ci facciamo analizzare da un analista esperto perchè ci può aiutare a capire le più sottili regole tecniche del procedimento. "Quest'ottimo metodo, naturalmente, è accessibile sempre soltanto a una persona per volta, mai a un intero corso."

Con la psicoanalisi si spera di scoprire il terreno comune tra il disturbo fisico e quello psichico, e perché questo avvenga, deve stare lontana da ogni ipotesi di natura anatomica e deve operare esclusivamente con concetti di natura psicologica.

Le due affermazioni della psicoanalisi sono:

  1. I processi psichici sono di per sé inconsci; di tutta la vita psichica sono consce soltanto alcune parti e alcune azioni singole. L'ammissione di processi psichici inconsci ci apre un nuovo orientamento nel mondo e nella scienza. 
  2. I moti pulsionali, i quali non possono essere chiamati che sessuali, hanno una grandissima parte non apprezzata a sufficienza nella determinazione delle malattie nervose e mentali, e forniscono un contributo da non sottovalutare. Questi impulsi vengono però sublimati dalla società che li vede come una minaccia alla civiltà e il ritorno alle mete originarie. "La società fa quindi diventare non vero ciò che è spiacevole, contesta le verità della psicoanalisi con argomenti logici e obiettivi, ma scaturiti da fonti affettive, e, trasformandole in pregiudizi, mantiene salde queste obiezioni contro ogni tentativo di confutazione."

NOTE:
Fonti: Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi (1915-1917)
Non posso fare altro che ringraziare di cuore Daniele Nicolucci per gli utili consigli. http://nicolucci.eu/

Ho iniziato a leggere Sigmund Freud

Al giorno d'oggi viviamo con la convinzione di sapere tutto quanto sulla nostra persona, di conoscere a fondo la nostra mente, mentre in realtà viviamo dietro ad una porta non semplicemente chiusa, ma sbarrata dalla ottusaggine dalla società. 
Da un paio di anni il mio interesse verso la psicologia e la psicoanalisi, detta anche psicologia del profondo, aumenta soprattutto nei momenti di solitudine in cui la mente inizia a liberarsi e ha bisogno di risposte a domande importanti. Così, ieri sera, ho deciso di buttarmi del tutto dentro a questo mondo, e provare a darmi delle risposte leggendo Freud.
Come si usa, ho iniziato proprio dal principio, ossia dall' Introduzione alla psicoanalisi, un'opera di Freud, in cui lui tiene delle lezioni partendo da presupposti basilari. Infatti, nella prima lezione, chiamata appunto Introduzione, ci tratta "come se non ne sapeste nulla e aveste bisogno di una prima informazione".

Per ora, mi fermo anche io con l'introduzione, perchè mi piacerebbe farvi un riassunto e dire la mia su ognuna di queste lezioni, man mano che vado avanti con la loro lettura.
Spero di avervi incuriosito abbastanza, per cui mi auguro che voi iniziate a seguire questi piccoli "saggi" che farò. 

Vi auguro una buonissima giornata, 
Gabriélle

giovedì, settembre 26, 2013

Ma fashion blogger de cosa?!

Basta! Non è la prima volta che mi capita di girare per Blogger alla ricerca di blog interessanti, o comunque che rispecchino il mio modo di vedere le cose, e non è appunto la prima volta in cui mi imbratto in pseudo-fashion blogger che collaborano con chissà chi mentre in realtà di moda non capiscono proprio un cavolo! Ma non te vergogni a chiamare le Slingback - Mary Jane? Ma credi di uscire da una maison du mode quando scambi una clutch per una flap?
Diiio! Poi quei fottutissimi "outfit" che creano a caso! Della serie: i pantaloni del pigiama diventano leggings da mettere con le Louboutin, magari abbiniamo una camicia aztec print, una piccola borsa, preferibile la clutch, e tanti accessori...ed ecco l'outfit! Ma boh, io mi chiedo, perchè cazzo di imbratti in argomenti dei quali non ne capisci una minchia?!
Il mio consiglio, da ragazza 20enne che vive sulla Terra, è smetterla di fare le cretine e capire bene quali sono i propri interessi, onde evitare figure di merda del genere!

Scusate il mio sfogo, ma era più forte di me!
Gabriélle

"Evito di sognare. Ogni volta che ci provo, mi sveglio sbattendo sul comodino."

Quando ero piccola i miei sogni erano pochi, ma ben precisi. E non volevo diventare una principessa, non volevo fare la dottoressa ed aiutare la gente malata, ma dentro di me bolliva il bisogno di essere diversa. Ed è stato proprio li che mi sono fregata. Giustamente anche io avevo i miei amici con i quali giocavo dalla mattina alla sera,  avevo una vita sociale regolare, ma quando rimanevo da sola, la mia mente bruciava dalla voglia di trovarsi in mezzo alle nuvole, al bordo di un aereo militare. Sì, ecco, questo è stato il mio sogno in primis: fare il pilota d'aerei nell'aeronautica militare. Tant'è che finite le scuole medie avevo fatto richiesta d'iscrizione al Lindbergh Flying School a Verona. Dopo pochi giorni la mia richiesta però è stata rifiutata. Mi sono sentita come se fossi stata uno specchio appena rotto. Stavo cercando ogni mio riflesso, ogni parte di me per ricompormi e continuare a guardare dentro me stessa per cercare un altro sogno. Nel frattempo, mi sono iscritta ad un Istituto Tecnino Linguistico, ed è stato uno dei più grandi sbagli della mia vita, perchè stavo iniziando a nutrire interesse verso un altro futuro, medico legale o comunque da scienziato forense. Alla fine dell'anno scolastico, l'unico debito che avevo era in tedesco, una lingua che odio, e così, sono stata bocciata. Mi sono rimboccata un'altra volta le maniche e mi sono iscritta ad un'altra scuola. L'amavo! Finalmente i miei voti non scendevano sotto l'8 e avevo delle compagne adorabili. Ma presto, il Comune di Verona ha deciso di chiudere quella scuola, in quanto non era Statale. Così, stavo rinunciando obbligatoriamente ad un altro sogno, mentre siamo state spostate in un'altra scuola che nessuna di noi gradiva. Le persone erano diverse, gli insegnanti non ci capivano, niente non andava bene.
Quello che voglio dire, in sostanza, è che c'è bisogno di continuità, di coraggio e di fortuna per realizzare i propri sogni. L'altra parte di me, ha fatto un errore imperdonabile: dopo parecchie cadute ha rinunciato a tutto.

mercoledì, settembre 25, 2013

AL CULMINE DELLA DISPERAZIONE

" Avete mai provato la bestiale e stupefacente soddisfazione di guardarvi in uno specchio dopo innumerevoli notti bianche? Avete mai subìto la tortura dell'insonnia, quando si avverte ogni istante della notte, quando esistete solo voi al mondo, e il vostro dramma diventa il più importante della storia, di una storia ormai svuotata di senso, e che neppure più esiste, giacché sentite levarsi in voi le fiamme più spaventose, e la vostra esistenza vi appare come unica e sola in un mondo nato soltanto per portare a termine la vostra agonia – avete conosciuto questi innumerevoli momenti, infiniti come la sofferenza, per vedere poi riflessa, quando vi guardate, l'immagine del grottesco? "
Emil Cioran - Al culmine della disperazione  

Questa sera sono pensierosa. Stavo dando un'occhiata ad una mia vecchia agenda, ed ho trovato questa piccola parte di un  libro di Cioran. E' il mio saggista/filoso preferito. Mi piace il modo in cui vedeva le cose, e riusciva con semplicità a descrivere la brutalità di ogni cosa. Infine, questo piccolo pezzo, descrive alla perfezione l'insonnia, i pensieri che ci passano per la testa, la nostra visione del mondo in quei momenti. Perfezione

Quella maledetta figuraccia

Giusto qualche minuto fa, stavo finendo di bere il tè, e tra un sorso e un altro mi sono ricordata una mia figura di m*rda di qualche anno fa.
Ero a Lonigo, in provincia di Vicenza da mia sorella, ed un pomeriggio dopo essere stata dalla parrucchiera, abbiamo deciso di andare a fare la spesa. Ovviamente, voi tutte quante conoscete la sensazione che ci prende appena uscite dalla parrucchiera: continuiamo a guardarci allo specchio dimenticando il mondo attorno a noi. Beh, insomma... ritornando al fatto, avete presente quei panelli in plexiglas trasparenti che usano nei supermercati prima di far entrare il carrello della spesa? Ecco, io piena di me stessa, continuavo a guardare il mio riflesso su quei vetri specchiati, mentre la mia faccia si è praticamente incollata a quel panello di plastica trasparente. Sono stati i 5 minuti più orrendi della mia vita: le cassiere si erano fermate dalla loro veloce lettura dei codici a barre, non c'era anima che si muoveva, silenzio tombale e tutti gli occhi su di me.
Nell'impatto mi erano caduti anche gli occhiali da sole, la borsa e le mie extension sembravano i "capelli cotonati delle 70enni". Dopo qualche secondo mi accorgo che dietro di me, un signore di colore mi dice: " ti avevo avvisata ma non mi hai sentito", io l'ho ringraziato gentilmente per avermi raccolto gli occhiali, dopodichè, quest'utlimo va in fondo al supermercato, la, dove ci sono i frighi, e inizia a ridere come un bambino. A quel punto non mi era rimasto altro che mettermi a ridere a mia volta, ironizzando il fatto, fare dietro-front e uscire come se niente fosse.

Ask.fm e le domande scomode

Alcuni mesi fa, tra i miei amici su Facebook, ho iniziato a notare questi link condivisi da Ask.fm. La cosa mi ha incuriosita parecchio e da brava civetta, sono andata a curiosare. E' una piattaforma tipo "social" che in realtà non ha niente a che fare con la socializzazione. 
Per chi non sapesse di cosa si tratta, il sito di cui sto parlando, consiste nel crearsi un profilo, sul quale si riceveranno domande da altri utenti iscritti e non, anche sotto forma anonima, e alle quali si dovrebbe rispondere. 
Ho notato che la maggior parte degli iscritti sono ragazzi tra i 13 - 17 anni che si insultano anonimamente, parlano di sesso, fanno domande tipo "Ti sei mai drogato?" e cose del genere, e che le risposte hanno sempre un non so che di "fatti i cazzi tuoi". Ma ora mi chiedo, PERCHE' TI ISCRIVI AD UNA PIATTAFORMA DEL GENERE SE POI RISPONDI "NON SONO AFFARI TUOI" ?  A me questa cosa lascia perplessa, capisco che in fin dei conti sono dei ragazzini in cerca di una certa reputazione, però vale veramente la pena ridursi così male?